NON C'E' PIU' SORDO … DI CHI NON VUOL SENTIRE

Trota Macrostigma catturata il 6 ottobre, ultimo giorno di pesca stagione 2013

Tutti quelli della mia famiglia mi hanno sempre raccontato che la cosa che imparai subito dopo aver mosso i primi passi, è tenere saldamente in mano una canna da pesca, questo mi è stata ripetuta cosi tante volte che penso sia vero, per quale motivo i miei genitori...GLORIA A LORO e i miei fratelli maggiori avrebbero dovuto mentire su questo!

Ora ho esattamente 60 anni e penso di aver maturato una discreta esperienza nella pesca con la mosca, tecnica che ho iniziato ad apprendere in tenerissima età.

Succedeva spesso negli anni sessanta che mio padre per motivi di lavoro si recasse a Milano, durante le vacanze estive più volte mi portò con se in questi suoi viaggi, mentre curava i suoi affari mi posteggiava nei migliori negozi di pesca della città e qui facevo i miei acquisti, proprio in uno di questi casualmente conobbi uno dei più grandi pescatori con la mosca di sempre, un allora giovanissimo Mario Riccardi che stava presentando alla stampa di settore proprio nel negozio in cui mi trovavo una sua canna in refendù prodotta dalla ditta inglese hardy per il mercato Italiano, in quell'occasione mi regalò una rivista “GAZZETTA DI PESCA”( che conservo ancora nel cassetto dei miei ricordi più preziosi), avevo 8 anni, cosi inizio la mia avventura in questo mondo.

Non ebbi più occasione di rincontrare il grande Mario nei miei successivi viaggi a Milano con mio padre, ma da allora l'ho seguito in tutti i suoi libri e articoli nella stampa di settore

A quei tempi solo in questa grande città si poteva acquistare tutto il necessario per praticare questa tecnica, in particolare due negozi del centro la trattavano esaurientemente, uno piccolissimo e uno grandissimo, entrambi molto famosi.

Per perfezionare la mia tecnica di li a poco iniziai a recarmi a Milano anche da solo, se c'è una cosa che la mia famiglia non mi ha mai negato, è la libertà e il sostegno in tutte le mie iniziative, io fin da giovanissimo ero libero di muovermi come e quando volevo, potevo farlo chiaramente dopo aver assolto tutti i miei doveri.

Questi viaggi erano così programmati: qualcuno della mia famiglia mi accompagnava in stazione e mi metteva sul tremo, quando arrivavo a Milano c'era un tassista amico di mio padre che mi aspettava, e mi conduceva dove volevo, ad un orario già concordato veniva a riprendermi e mi rimetteva sul treno per il rientro a casa, penso che pochi ragazzi di dieci anni in Italia potevano ottenere questo.

Proprio nel negozio più piccolo aiutato dal signor Angelo appresi la tecnica di lancio e tutto ciò che serviva per diventare un vero pescatore con la mosca.

Grazie anche al mio fisico atletico riuscivo già all'età di dieci anni in doppia trazione a stendere tutta la coda di topo, ricordo ancora la marca della canna, True Temper in fibra di vetro 8” piedi coda 6, l'ho ancora, sicuramente costruita in America, ciò trasparisce dalla sua azione vagamente tendente alla punta, direi che ancora oggi se non fosse per il suo notevole peso, la si potrebbe annoverare tra quelle adatte alle dimostrazioni di lancio, tanta è la sua capacità di sparare la sua coda a lunghissima distanza.

Da all'ora sino ad oggi ho sempre praticato assiduamente questa tecnica in tutte le varianti che consente con grandissimo “successo”, proprio per questo reputo di poter sottolineare quali errori sono stati fatti da tutti quelli che hanno cercato di diffonderla, “secondo il mio punto di vista in un modo decisamente discutibile”.

Chiaramente quanto esposto è una mia opinione maturata in oltre cinquanta anni di assidua pratica, preciso questo per non toccare la suscettibilità di tutti quelli che potrebbero essere in disaccordo.

Non voglio fare di tutta un erba un fascio , ma la voglia di protagonismo di alcuni il più delle volte ha complicato cose che in realtà potevano essere semplificate.

La mosca già di per se è al quanto articolata, questi signori anzi che cercare di semplificarla per consentire un approccio più corretto a chi si avvicinava, hanno di fatto complicato tutti i suoi aspetti al solo scopo di potersi così collocare “a torto” su di un piedistallo.

Un vecchio proverbio dice che chi ben inizia è a metà dell'opera...... e chi male inizia.... dove andrà a finire?, questo nessuno fino ad oggi lo ha mai chiarito!.

Nel nostro caso per saperlo basta guardare l'evoluzione che la pesca con la mosca ha avuto negli ultimi trenta anni, direi che allo stato attuale questa categoria di pescatori sono divisi su tutto, la principale causa di questo è la mancanza di obbiettività e all'enorme confusione che ancora oggi regna incontrastata.

Il santone di turno ha sempre messo in campo teorie contrastanti da quelle dei suoi predecessori per cercare qualcosa di diverso e nuovo che lo rendesse unico, cucendosi molto spesso addosso spudoratamente un abito “ETICOTECNICO”che gli calzasse a pennello, spacciando poi il tutto come l'unica verità.

Ma quale verità?.....la sua!.

E quella degli altri!......, sappiamo tutti che questa non può essere che una, non possono esistere due o più verità!...,un detto popolare dice; TANTE VERITA'! NESSUNA VERITA'! .

Nel mio piccolo cercherò di rimettere le cose al loro naturale posto, sperando che questo possa essere capito e apprezzato da tutti, segnando cosi un NUOVO PUNTO DI PARTENZA.

Chiaramente faccio questo senza nessuna presunzione o pretesa, penso solo che questa cosa prima o poi andava fatta, ben vengano tutti quelli che insieme a me vorranno intraprendere questa ardua avventura.

 

ANALISI DELLE ATTREZZATURE

 

CANNE

 

Gli attrezzi sono di fondamentale importanza quando si pratica un qualsiasi sport, questi devono facilitare, amplificare e migliorare quanto più possibile il gesto tecnico, solo in questo modo assolvono logicamente al loro scopo primario, tutto ciò che si allontana da questo concetto fondamentale secondo il mio punto di vista è aria fritta.

Quindi tutte le canne da mosca che usiamo devono essere calibrate all'effettiva distanza media di lancio in cui verranno realmente impiegate, per fare un esempio: una canna da 7,6” nasce per il torrente, quindi il suo raggio d'azione va da zero a massimo dodici quindici metri, per assolvere egregiamente a questo suo dovere non può che essere parabolica, con una progressione leggermente spostata verso la punta, tanto da riuscire a lanciare il solo finale.

Una di 9” serve per il grande fiume, quindi deve darci con facilità tutta la potenza e il controllo di coda che serve per andare a quella distanza oltre la quale sarebbe illogico voler andare.

E' chiaro che le varie azioni preferite dal singolo individuo possono essere scelte in modo soggettivo, ma tuttavia devono restare saldamente ancorate ai principi sopra elencati, diversamente si cadrebbe nell'illogicità.

Purtroppo questo semplice considerazione non è mai stata fatta, e negli anni varie mode si sono susseguite, e continuano tuttora ad influenzare negativamente le scelte di chi pratica questa tecnica senza cognizione di causa, creando tuttora una enorme confusione, disinformazione e diversità di vedute, che a loro volta sfociano in conflitti tra chi ha opinioni divergenti a riguardo.

Purtroppo fin dall'inizio è stato commesso l'errore di considerare le migliori canne da pesca quelle che su prato in mano ad un lanciatore esperto davano più distanza, in realtà erano le migliori ma solo per le “dimostrazioni di lancio”, l'istruttore di turno per farsi bello... e spettacolarizzare la cosa, cercava di ottenere quanta più distanza da canne che non arrivavano quasi mai agli 8”piedi, per poterlo fare sceglieva azioni dure che si esprimevano solo a notevoli distanze, queste vennero scambiate dalla massa come le migliori, ecco il primo errore marchiano commesso fin dall'inizio, e forse ancora oggi ne paghiamo lo scotto.

Le VERE canne da mosca sono un altra cosa e non hanno niente a che spartire con le suddette.

Voglio spendere una parola sulla rapidità, questa di norma è stata attribuita ad attrezzi con maggior rigidità, ma in realtà non è cosi, la rapidità “vera” è quella in cui una canna riesce a velocizzare la sua coda a ben determinate distanze, quindi se il nostro lancio ha un range da zero a dieci - dodici metri la massima velocità di proiezione si otterrà con quell'attrezzo che a queste precise distanze riuscirà a caricarsi sufficientemente con il peso della coda cosi da poterla velocizzare al massimo, questo non è possibile con un attrezzo più rigido, proprio perché non riuscendo a caricarsi con quei pochi metri non potrà mai velocizzarla come nel caso precedente.

Molti ancora oggi si trovano in mano degli attrezzi che definirei “aborti”, canne da 7,6” talmente dure che iniziano a sentire la coda dopo i 15 metri di distanza, o talmente di punta che con un lancio un po più lungo del normale iniziano a cedere tanto da scoordinarsi completamente, si potrebbero fare moltissimi altri esempi, ma penso che i due casi estremi sottolineati possano bastare.

Un'altra leggenda dice che la massima espressione di lancio si ottiene solo usando canne che vanno da 7” a 7.6”, non so chi a coniato questa fesseria, il lanciatore veramente esperto sarà in grado di farlo con qualsiasi attrezzo valido indipendentemente dalla sua lunghezza.

E' un dato inconfutabile però, che i più spettacolari in assoluto non possono essere eseguiti con canne sotto ai 9” piedi coda sei.

CODE DI TOPO

 

Nelle code è stato commesso lo stesso errore fatto a suo tempo con le canne, è prevalsa la scelta di quelle che avvantaggiavano la distanza (quindi molto rigide) credendo fossero le migliori, ma in realtà queste non sono ideali per pescare, consentono una corretta presentazione, ma non assecondando le correnti, non aiutano a combattere il dragaggio.
Per “pescare” la più indicata è una D. T. tra le più morbide che riusciamo a trovare, si perderà qualcosa in distanza, e nello shooting ma è una cosa irrisoria rispetto all’enorme vantaggio che se ne ricava.
La differenza in pesca tra le due è notevolissima, in pratica con la morbida si riescono ad eseguire con facilità e controllo, tutti quei lanci definiti da “pesca”, ondulati, curvi, rallentati, ribaltati, mending, ecc. ecc. E’ molto più facile da lavorare sia in aria che in acqua.
E’ più difficile lanciarla, non perdona nulla, una coda del quattro morbidissima richiede la stessa attenzione nel lancio di una due, i tempi di spinta devono essere perfetti, e su linee assolutamente rette,chiaramente dovrebbe essere a doppio fuso.
Il pescatore e lanciatore esperto, non dovrebbe cedere più di tanto alla lusinga della distanza, se è veramente tale avrà superato questa fase, una volta che si arriva al tutto coda basta e avanza, dovrebbe invece curare e perfezionare tutti quei lanci particolari che servono per presentare bene una mosca.
Purtroppo non tutti lo fanno, molti continuano a mandare avanti e in dietro una coda decentrata rigida come un fil di ferro e gioiscono solo quando riescono a guadagnare un metro in distanza.

 

FINALI

 

Anche in questo fondamentale collegamento coda – mosca, è stato commesso lo stesso errore, da sempre vengono privilegiati quelli costruiti con una elevata conicità e nylon rigido, questo per consentire loro una perfetta e rapidissima distensione, nella realtà il finale vincente deve avere caratteristiche completamente opposte a quelle poco sopra elencate.

Tanto per chiarire; questo non dovrebbe mai distendersi completamente neanche nei lanci più veloci, così da poterci consentire di modellarlo a nostro piacimento e nello stesso tempo conservare una precisione assoluta.

 

MULINELLO

 

Nel nostro caso è un semplice contenitore di coda, deve possedere una buona frizione per evitare aggrovigliamenti, ed equilibrare la canna con la sua collocazione e peso, null'altro e richiesto a questo importante accessorio.

 

LE MOSCHE

 

Queste sono un vero e proprio MUNUMENTO ALL'ERRORE, e sono motivo di contrasto da sempre, secondo il mio punto di vista non vedo grande difficoltà a metterci un po di ordine.

Siamo il paese con il più alto numero di esperti della mosca o presunti tali!, è mai possibile che nessuno di questi si è mai accorto che indipendentemente dal tipo, tutte le imitazioni si possono dividere in due gruppi?, quelle per le “dimostrazioni” di montaggio, e quelle per “pescare”.

Questo fatto, sono anni che mi sconcerta, e non credo che io soltanto mi sia accorto di questa cosa!

Le prime servono per catturare il pescatore, le seconde per prendere i pesci, non riuscire a riconoscere le une dalle altre è veramente drammatico soprattutto per chi si avvicina a questa tecnica per la prima volta.

Posso asserire senza ombra di dubbio che anche vecchi pescatori molte volte in un attimo di distrazione possono abboccare a quelle sbagliate.

Riconoscere le une dalle altre comunque è abbastanza facile, teniamo sempre ben presente che le imitazioni più “MICIDIALI” di qualsiasi tipo esse siano “ secche, sommerse, ninfe, ecc”. sono sempre le più semplici, diffidate dei modelli troppo elaborati e artificiosi nel loro complesso.

 

ANALISI ETICO-TECNICA

 

IL LANCIO

C'è il lancio da pesca e quello da dimostrazione, io essendo principalmente un PESCATORE, il secondo non lo prendo minimamente in considerazione.

Cercare di accordare tutte le varie scuole che negli ultimi trenta anni si sono venute a creare secondo me è pura utopia, la confusione in questo argomento regna sovrana , cosi come diatribe e dispute di chi pur avendo torto marcio è convinto di aver ragione.

Ma le mie argomentazioni saranno cosi inconfutabili che penso solo pochi esaltati potranno trovarci qualcosa da ridire.

Non dobbiamo mai dimenticare che la finalità del lancio nella pesca con la mosca “HA UN SOLO OBBIETTIVO”; presentare una imitazione ad un pesce e deve farlo nel modo migliore possibile, tanto da indurlo ad abboccare, questo va effettuato in modo da contrastare tutti quei fattori negativi che possono renderlo inefficace in un ben preciso contesto, quando ci spostiamo lungo un qualsiasi fiume o torrente questo cambia in continuazione e anche il lancio deve adeguarsi a luoghi sempre diversi, si evince che quando si pesca abbiamo la necessità di inventarne sempre di nuovi per sopperire alle necessità del momento e del posto, quindi variando in continuazione nel loro complesso non possono in linea di massima essere codificati.

Nella “reale” azione, il lancio diventa “IMPROVVISAZIONE”, quindi il più bravo sarà colui che riuscirà a presentare la sua imitazione correttamente nel maggior numero di situazioni, a corta ,media e lunga distanza, E NON ALTRI.

Tutto il resto io lo chiamo aria fritta, e rifritta.

Ai voglia... a discutere di loop larghi o stretti, di code leggere o pesanti, purtroppo questi discorsi cosi come sono stati fatti fino ad oggi non portano da nessuna parte, creano solo disaccordo e confusione , mi sento di asserire che con la “vera pesca” c'entrano poco o.... nulla.

Conosco dei lanciatori eccezionali, che a venticinque metri entrano con un loop strettissimo ed escono da un finestrino di automobile venti volte senza toccarne i bordi con la coda, ma in vita loro non hanno mai catturato un pesce, e non sono assolutissimamente in grado di farlo, secondo VOI......, questa è pesca??.

 

APPROCCIO CON L'AMBIENTE

 

Purtroppo anche qui regna la confusione più assoluta, muoversi con cognizione di causa lungo il torrente o il fiume è di vitale importanza, soprattutto ai fini della cattura, ma anche questa fondamentale strategia è andata persa, siamo rimasti in pochi a conoscerla e metterla in atto, oggi per catturare un pesce basta andare in un tratto no kill e il gioco è fatto!, qui non servono quelle antiche nozioni che una volta facevano la differenza tra chi i pesci li prendeva e chi no.

In questi tratti ci si arriva comodamente e non serve nascondersi, i pesci qui seminati di fresco vi verranno in contro da soli, tanto sono abituati a vedere l'uomo che gli porta il mangiare, proprio in questi luoghi i moderni pescatori con la mosca senza rendersene conto stanno scavando la loro tomba, dilungarsi su questo argomento oggi molto di moda lo reputo superfluo, son stati già versati fiumi di inchiostro a riguardo, non so cos'altro aggiungere.

 

ETICA DI PESCA

 

Fino a una ventina di anni fa questa era impeccabile, poi mano a mano che iniziarono a comparire sempre più riserve pronta pesca dedicate alla mosca, ha iniziato a fare acqua in modo inversamente proporzionale al loro numero, tanto che oggi l'etica del moderno pescatore con la mosca è un vero e proprio colabrodo.

In questo argomento importantissimo siamo veramente ai minimi termini..., ma nessuno prova a metterci qualche toppa e mi chiedo proprio il perché?, non sarà che siamo arrivati al punto di non ritorno e provare a rimediare è diventato come combattere contro i mulini a vento?....

Mi auguro tanto di NO!

Io non mi sento affatto Don Chisciotte e le mie argomentazioni lo dimostreranno.

Tutto e subito, questo e lo slogan dei moderni pescatori, ma spiegatemi dove è il gusto?

Io a venti anni uscivo con le ragazze e cercavo di conquistarle, ai miei tempi era veramente dura... ma vuoi mettere la soddisfazione! nulla poteva mai farmi desistere, più difficile era la conquista, più soddisfazione ne ricavavo, niente e nessuno poteva farmi cambiare questa idea.

Mio nipote alla stessa mia età di allora, oggi preferisce i video giochi, non so se sia mai uscito con una sua coetanea, e ho grossi dubbi a riguardo.

Nella pesca è successa più o meno la stessa cosa, noi vecchi... cerchiamo l'incertezza della cattura in acque libere, sperdute e lontane che non sempre arriva, ma la soddisfazione che se ne ricava quando si riesce è enorme.

I giovani non vogliono perdere tempo, e per avere subito una falsa soddisfazione preferiscono pagare.

La differenza che c'è tra una trota autoctona presa in acque libere e una di semina catturata in una riserva, si può paragonate a quella che c'è tra il conquistare la più bella ragazza del mondo e farla tua, o andare con una prostituta vecchia, racchia e sdentata... ,vedete voi!..., io da sempre so esattamente quello che devo fare in questo caso.

 

I VERI E I FINTI ESPERTI

 

 

In Italia, secondo me, ci sono i migliori pescatori e lanciatori del mondo, uomini che con la loro tenacia e passione hanno contribuito nel diffondere con correttezza e competenza le loro esperienze.

Perché la mosca allora e così poco diffusa sul nostro territorio?, ho cercato di dare una risposta e forse ci sono riuscito, questi veri esperti sono una MINORANZA assoluta, in realtà ne abbiamo una infinità di “presunti” , pieni di teorie e null’altro, sono proprio questi che ne hanno limitato la diffusione, allontanando la massa dei pescatori che avrebbero voluto magari provare, creando una confusione enorme, spettacolarizzando tutto e anche di più, rendendo “ANTIPATICA PER ANTONOMASIA” la figura del pescatore con la mosca.

Ora vi spiegherò come riconoscere gli uni dagli altri, non riuscire a farlo sarebbe disastroso soprattutto per chi inizia.

 

I VERI

Non cercheranno mai di meravigliarvi, sono quelli che prima di ogni altra cosa sanno ascoltare consapevoli che non si finisce mai di imparare, con i loro argomenti non prevaricano mai nessuno, parlare con loro e gradevole e distensivo, supportano sempre le loro teorie con i”fatti” nel modo più semplice possibile, andando al succo del problema senza tanti giri di parole.

Se vi spiegano una mosca, un lancio, ecc., poi ve lo faranno vedere insieme alla trota che hanno preso e liberato con quella stessa mosca.

IL PIU’BRAVO E CAPAC E, non dimentichiamolo mai, è quel pescatore che cattura di più e più grosso, non quello che parla o scrive meglio.

Frequenta maggiormente acque libere, o certe riserve dove non vengono mai effettuati ripopolamenti, se la trota che prende non è autoctona, anche se fario di cinquanta centimetri, non viene neanche considerata come numero nelle catture della giornata, tanto meno fotografata.

Pratica tutte le varianti che il sistema permette senza nessuna preferenza, secca, ninfa, sommersa e streamer, mettendole in atto secondo le necessità.

 

I FINTI

 

Sono quelli che negli ultimi vent'anni hanno fatto i danni maggiori, di solito la loro personalità è al quanto discutibile, io li ho sempre definiti SPUDORATI, perché sono capaci di negare l'evidenza più assoluta.

Sono talmente pieni di se che cercheranno sempre di meravigliarvi con effetti speciali, non ascoltano mai nessuno perché sanno già tutto, guai in loro presenza azzardare una qualsiasi teoria, ti zittiscono subito dicendo che hai torto, e non ti spiegano mai il perché.

Il dialogo con loro non esiste, se c’è è sempre sgradevole, dicono sovente a se stessi e agli altri che sono bravissimi, addirittura dei fenomeni viventi.

Le loro teorie il più delle volte sono assurde come le loro imitazioni, a parole hanno catturato tutto e di più, possono essere anche dei grandissimi lanciatori sul prato ( ma loop stretti e code velocissime non vanno d’accordo con catture di un certo rilievo), non mettendo in atto in pesca le strategie giuste nessuno mai ha visto una loro foto con una trota decente, se poi ne mostrano una, o è una iridea o una fario senza pinne proveniente da una semina.

Generalmente usano solo la mosca secca, raramente la ninfa, aborriscono quando sentono parlare di sommersa o streamer.

Questi finti esperti difficilmente vi faranno vedere qualcosa di concreto, la loro dialettica sovrasterà tutto e tutti, ne conosco qualcuno che arriva a snobbare perfino le foto o i video di altri, ( CUM VULPES VENIT AD UVAS).........

Uno di questi pseudo esperti è arrivato ad accusarmi di fotografare troppo le grosse trote che catturo nei nostri torrenti prima di rilasciarle, e di mostrare troppo queste foto.

Rispondo con una semplice frase.... ognuno di noi mostra ciò che ha!, non quello che si “vorrebbe avere” come fa qualcuno!.

Preferiscono pescare in riserve molto famose, dove i ripopolamenti con grossi pesci (finti endemici) sono sempre cospicui, non è importante cosa poi catturano, fario senza pinne, iridee, ibridi vari, tutto va bene, e viene erroneamente fotografato “portando così stupidamente loro stessi una prova inconfutabile di quanto asserisco” .

“Una grossa trota autoctona presa in acque libere, vale mille volte più di quella catturata in riserva dove si effettuano semine con materiale adulto”.

Anche qui abbiamo due tipi di esperti ben distinti, Il primo serve per imparare correttamente questa pesca meravigliosa e a catturare “ PESCI VERI IN AMBIENTI VERI”, il secondo per catturare l’attenzione del ”novello pescatore” per confonderlo quanto più possibile e magari “lucrarci” sopra.

Una volta riconosciuti vanno assolutamente “EMARGINATI”, perché fanno un danno notevolissimo all’immagine e all’etica, mettendo soprattutto in difficoltà chi per la prima volta si avvicina a questa tecnica.

COME VECCHI SAMURAI

 

Sarebbe cosi bello poter rimettere tutto a posto e ritornare di nuovo ad “ESSERE” più che APPARIRE..... ma fino a che il protagonismo ad ogni costo continuerà a creare gente sorda alla realtà e all'obbiettività, difficilmente qualcosa potrà cambiare, perché a questo mondo…NON C'E' PIU' SORDO..., DI CHI NON VUOL SENTIRE!.

In quest'articolo è venuto alla luce inconfutabilmente il fatto che oggi la pesca con la mosca si può dividere in due correnti o filosofie, quella “VERA”, praticata da pochi ARTISTI, che battendosi contro tutto e tutti COME VECCHI “SAMURAI” tentano di far rispettare antichi codici.

E quella “FALSA” creata ad arte per poter catturare sempre e comunque, esercitata sempre in modo “allegorico in veri finti ambienti”.

Fatte tutte queste considerazioni..... ora spetta solo a VOI scegliere consapevolmente quella che preferite.

 
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