CANNA E CODA, MOTORI DEL LANCIO

Trattare questo argomento sinteticamente come cercherò di fare, non è facile, dilungarsi troppo però potrebbe creare confusione compromettendone la chiarezza.
E’ doveroso fare una premessa per non sollevare le ire di qualcuno che non è d’accordo, tutto ciò è una mia opinione acquisita negli anni “più di cinquanta”passati con una canna in mano.
Penso di essere stato uno dei primi in Italia ad usare le canne in fibra di carbonio, negli anni settanta si fece un salto epocale, l’avvento della graffite permise di costruire canne dalle caratteristiche eccezionali, leggerezza e rapidità era la loro dote primaria, in quel periodo tuttavia non vennero sfruttate al meglio le azioni loro conferite cercavano di imitare il refendù, che  allora veniva considerato il non plus ultra.
Io sono uno di quei fortunati che ha potuto provare tutto il provabile e usato centinaia di canne diverse e non solo, mi sono anche divertito nella loro costruzione fin dall’età di dodici anni, in seguito usando i pezzi di quelle rotte che riuscivo a rimediare costruivo, “ forse “, le prime quattro pezzi che allora si vedevano in giro.
Negli anni successivi iniziarono a formarsi delle correnti o mode ( indipendentemente da dove queste canne  poi sarebbero state usate), un gruppo le preferiva rigide e di punta, un altro medie e progressive, un terzo  lunghe e paraboliche, qualcuno dei bastoni cortissimi.
Ciò indicava una sola cosa, le varie scuole di lancio che nel frattempo iniziavano a formarsi, avevano creato grandissima confusione, anche chi cercava di diffondere questo sistema non aveva ancora le idee chiare.
Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma secondo me, si fece l’errore di considerare le migliori quelle che in mano a lanciatori esperti su prato davano più distanza.
Sicuramente vennero fuori le migliori ma per le dimostrazioni di lancio, le canne da pesca sono un’altra cosa, devono avere delle caratteristiche  precise, dettate dall’ambiente in cui verranno impiegate ed al lancio medio effettivo che poi dovranno effettuare.
Per chiarire questo concetto: Una sette piedi e mezzo NASCE PER IL TORRENTE, per questo è necessario che essa lanci da vicinissimo (anche con il solo finale), fino ad un massimo di dodici quindici metri e all’interno di queste metrature deve dare il meglio.

Se viene concepita una canna da sette piedi e mezzo adatta solo per  distanze maggiori (quindici metri fino al tutto coda), questa serve solo per le DIMOSTRAZIONI, per pescare nel torrente è troppo rigida, per il grande fiume troppo corta, è come se su di una bicicletta montassimo un motore che la faccia viaggiare a più di duecento, sarebbe una assurdità.
Sulla canna da P.A.M.  sono stati consumati fiumi di inchiostro, è stato detto tutto e di più,ma secondo me nessuno a colto nel segno.
CERCHIAMO DI  CAPIRE CHE COS’E’:
E’ una molla? Una leva? Secondo me sarebbe forse più corretto chiamarla “TRASFORMATORE DI ENERGIA”.

Esempio
Come gli ingranaggi di una bicicletta trasformano il movimento rotatorio della pedalata in una spinta rettilinea amplificata rispetto alla rotazione del piede, la canna da mosca fa esattamente la stessa cosa con un movimento semi rotatorio.

La spalla è un perno, la spinta fornita dal braccio, avambraccio e polso, è sempre una semi rotazione in qualsiasi stile di lancio.
La progressione di spinta applicata in questa semi rotazione, sotto il peso della coda, farà caricare e flettere la canna e viaggiare il cimino tra A e B a grandissima velocità con un motto progressivo e rettilineo, questo fornirà la spinta per effettuare il lancio.

E chiaro che un bravo lanciatore sarà capace di indirizzare quel movimento ovunque egli vorrà e su qualsiasi piano o angolazione.
Se la spinta non fosse rettilinea il lancio non potrebbe avvenire in modo corretto, perchè la coda di topo che viaggia in aria trascinata dal cimino una volta che passerà in testa manterrà la sua velocità e direzione solo su una linea, questo è alla base di qualsiasi tipo di lancio.
La coda che è un cordoncino abbastanza flessibile, lanciata per trascinamento viaggia così velocemente in aria perché spinta  dall’energia che si accumula su tutta la lunghezza, diciamo che la parte dietro spinge quella avanti e viceversa.
Da quanto detto si deduce che il motore del lancio è la coda superiore in movimento.
Cosi si può spiegare un loop molto stretto, l’altissima velocità della coda in movimento terrà in tensione la parte sottostante da impedirne la caduta, per effetto di ciò le due si avvicineranno.
Parliamo della “RAPIDITA’ ”.
La rapidità è stata sempre associata alla rigidità dell’attrezzo, credetemi non esiste fesseria maggiore di questa, si è sempre detto che la canna più rapida è quella che una volta flessa torna rettilinea il più velocemente possibile, ma non è cosi.

Esempio
Prendiamo due canne di otto piedi che lanciano la coda del quattro, la più rapida sarà quella che caricata dalla stessa spinta e dagli stessi metri di coda, nel tratto di accelerazione A e B, nel punto A avrà velocità d’uscita maggiore.
Questo secondo me è l’unico modo di effettuare un confronto corretto tra due canne, tenendo presente che a secondo delle azioni variano le distanze in cui esse si esprimono meglio.

Esempio
Una otto piedi con progressione spostata verso l’impugnatura, su distanze medie da pesca (otto - dodici metri), può essere molto più veloce di una otto piedi con progressione spostata verso la punta perchè si caricherà meglio con quei metri di coda.
Su lunga distanza (diciotto, venti metri), la stessa otto piedi con progressione spostata verso la punta (azione americana corretta), cedendo meno sotto sarà più veloce della otto piedi con progressione spostata verso l’impugnatura, mentre nella media e corta distanza si caricherà meno e non riuscirà a velocizzarla.

I due casi sopra descritti mettono in evidenza che nelle distanze da pesca non è più rapida la canna più rigida, ma quella che carica meglio la coda.
Tutti gli altri discorsi fatti fino ad ora per me lasciano il tempo che trovano, sono serviti solo a far confusione.
Per chiudere il capitolo “RAPIDITA” si può dire che questo termine è stato usato sempre a sproposito, perché non esiste una rapidità sola, c’è ne sono tante che sono legate strettamente ad azioni, lunghezze e  distanze di lancio, per questo motivo che pescando in ambienti diversi scegliamo  canne diverse.
Cerchiamo di scoprire i pregi ed i difetti delle varie azioni.
Con il variare delle curvature si modifica anche l’ampiezza dell’arco di spinta, il tragitto in cui la punta della canna trascina la coda da A a B o viceversa, questo sarà più corto nell’azione di punta, variabile in quella progressiva, più lungo nell’azione di pancia.
Prendiamo tre canne sempre di otto piedi, con queste tre azioni, quella di punta e quella di pancia, sono estremizzate volutamente nella descrizione per distinguerle al meglio.

L’azione di punta velocizzerà soprattutto sul corto, l’arco interessato alla spinta è minore, come è minore la potenza e la linea di spinta tra A e B, la massa in movimento è poca, perciò sarà più sensibile e lancerà code leggere.
Quella progressiva lo farà sul corto, sul medio e sul lungo, modificherà il suo arco di spinta con l’aumentare della distanza di lancio, la potenza sarà maggiore, la linea di spinta A e B si modificherà anche questa secondo il carico e così sarà per la massa , lancerà code leggere ma anche medie.
Quella di pancia avendo fin da subito maggior massa in movimento non potrà velocizzare la coda sul corto, lo farà alle medie distanze ma con un numero di coda alto, avrà più potenza, ma non si caricherà con code leggere, sul lungo cederà sotto, la lunghezza tra A e B è ancora maggiore.
A questo punto si può dedurre che l’azione progressiva è la più versatile.
All’interno della stessa esistono molte sottoazioni sia tendenti alla punta che all’impugnatura, ognuno potrà scegliere quella che preferisce, a patto che siano coordinate, sono tutte valide.
Secondo me, per pescare, la caratteristica migliore che una canna possa avere, considerando che siamo in Italia e salvo casi particolari i fiumi sono quasi sempre medio piccoli, è quella di stendere già bene con solo trenta, quaranta centimetri di coda fuori dal cimino il finale, nello stesso tempo darci più distanza possibile QUESTO INDIPENDENTEMENTE DALLA LUNGHEZZA, POTENZA, AZIONE.
Tutte le canne da pesca possono essere valutate in questo modo, le migliori saranno quelle che hanno il range più largo, anche una nove, dieci piedi per code 4, 5, 6, dovrebbero lavorare cosi.
Quante volte ci siamo trovati in un grande fiume con una canna da nove piedi (classica misura da distanza), e le  trote o i temoli ci bollavano a tre metri?.
Una canna che controlla bene la coda sul corto e raggiunge in acqua con la doppia trazione i venticinque e oltre, senza scomporsi, secondo me oggi è il massimo che ci sia per pescare.
Se poi è anche leggera, credetemi non esiste niente di più gradevole da tenere in mano.
Per quanto mi riguarda, mi sono sempre piaciute quelle con progressione spostata verso l’impugnatura, ma da diversi anni ho iniziato ad usare anche canne da nove, dieci piedi, in questo caso preferisco una progressione più centrale.

 
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