“VERI E FINTI PARADISI”
Pubblicato su Fly Line n° 2 Marzo - Aprile 2012
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| Luoghi stupendi e sperduti, dove non vi si incontra nessuno neanche il giorno dell'apertura. |
Molti giovani pescatori, soprattutto le nuove leve, non hanno cognizione di quali siano in realtà i veri paradisi di pesca, secondo me hanno un'idea distorta su di essi
Interpellati con un sondaggio, è venuto fuori che il luogo più ambito, non per tutti ma per moltissimi di loro, è un famoso “no kill”, è chiaro che la totalità delle rimanenti acque in termini di comodità e catture non reggono il confronto, per questo motivo vengono frequentate poco o nulla.
La realtà è ben diversa per noi della vecchia guardia che amiamo soprattutto torrenti e fiumi sperduti e poco frequentati, in questi densità e taglia dei pesci è determinata dalla qualità dell'ambiente, la cattura non è mai facile, le trote escono in caccia solo in determinati periodi e orari, è sempre la natura con i suoi ritmi a programmare il tutto, quindi non può esistere niente di meglio.
In un luogo così a me è successo di non catturare niente di decente per dieci uscite, ma nell’undicesima....., qui non conta la quantità, ma la qualità.
Oggi invece sono stati creati dei” FINTI” paradisi, comodi, molto frequentati, stra conosciuti e ricchissimi di pesce seminato anche di grossa taglia (l’altissima concentrazione crea una notevole concorrenza alimentare per questo motivo sono costretti a cercare il cibo in continuazione).
Il loro comportamento non segue più ritmi naturali, la cattura non è mai troppo difficile, il tutto giustamente programmato e gestito dall’uomo.
Questo è il frutto del consumismo, tutto e subito...., lasciamo perdere poi sulla qualità.
Con ciò non ho la presunzione di far cambiare idea a qualcuno o di criticare le scelte altrui, ma solo di far conoscere soprattutto ai giovani le due realtà, asserendo con assoluta certezza che di torrenti e fiumi veri con relative trote ce ne sono, basta cercarli e affrontarli nel modo corretto.
L'articolo che segue vuole essere un invito per i giovani che non le hanno mai frequentate, e una dimostrazione di quello che ancora oggi sono in grado di offrire, così forse verrà compreso perché “alcuni che le conoscono bene”, le stanno difendendo così accanitamente.
“A CACCIA DI RECORD IN ACQUE LIBERE”
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| Mi succede raramente di killare una trota ma, quando percepisco che essa procura gravi danni alla fauna minore ed è oramai sterile, lo faccio a malincuore ma senza nessuna esitazione, come la grassa femmina della foto di oltre 73 cm. catturata nei primi giorni di Marzo di qualche anno fa. Subito dopo essere stata presa in mano ha vomitato decine e decine di avannotti di fario, molto probabilmente era diventata una saccheggiatrice di nidi. | |
Al giorno d’oggi di acque libere ne sono rimaste poche, trovarle e riconoscerle non è un'impresa da poco, ma qualche bel posto ancora c’è, chiaramente non può essere a portata di mano, raggiungerlo può costare anche molta fatica.
Le informazioni che tenterò di passarvi, mi auguro, serviranno a stimolarvi nella ricerca di nuovi territori di pesca e vi aiuteranno a comprendere di più quelli che già conoscete.
Ci sono dei torrenti che per arrivarci è necessario trasformarsi in cinghiali, e sforare nel bosco anche per più di un’ora, ma credete ne vale la pena, in simili ambienti difficilmente arriva materiale di semina.
La densità dei pesci in questi luoghi ancora intatti, o quasi, è determinata dal cibo che l’ambiente è in grado di offrire loro, se l’acqua ha un PH acido conterrà pochi macro invertebrati, viceversa con uno più dolce.
Ne conosco di incantevoli, dove non pesca mai nessuno, ma essendo poveri di nutrimento i pesci non riescono a crescere più di tanto, raramente qui raggiungono i trenta centimetri.
Ce ne sono altri, anche se piccoli, ricchissimi di cibo, nei quali le trote possono raggiungere anche delle taglie record, questi sono i posti che da sempre cerco e frequento a caccia di nonne (trote sempre sopra i quaranta cm).
In simili luoghi tutto è regolato da madre natura, l'impressione che si ha pescandoci per la prima volta, se non si incappa in un momento favorevole, è quella che non vi siano pesci.
Credete di quelle grosse in giro ce ne sono molte di più di quel che si possa immaginare, ma le limitate conoscenze tecniche ed il comportamento non strategico dei moderni PAM tuttavia impedisce loro la possibilità di poterle solo avvicinare, figuriamoci poi agganciarne una.
Quando scoprivo un nuovo torrente, la prima valutazione che facevo era quella della quantità e qualità della fauna bentonica presente costituita dai macro invertebrati ( che sono il normale nutrimento dei pesci ), questo mi permetteva di stabilire la qualità dell’acqua e indicativamente ciò che poteva offrire in termini di taglia.
Con tutti i dati in positivo, sapevo perfettamente che una pescata e via non sarebbe stata sufficiente per una corretta valutazione, quindi lo frequentavo per più di una stagione per conoscerne a grandi linee i bioritmi, i cappotti molte volte innumerevoli non mi hanno mai scoraggiato, anzi più erano più avevo certezza che il posto ospitava esemplari di taglia.
Questi per me sono i VERI PARADISI, qui il consumismo non esiste, come non esiste la certezza di cattura.
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| Sfinito ai suoi piedi, questo stupendo maschio autoctono di 55 cm con ancora una evidente punteggiatura rossa, dopo la foto di rito ha ripreso indenne la via del fiume. |
Ora cercheremo di capire come affrontarli partendo dall'attrezzatura.
Voglio aprire una parentisi, noi PAM, o siamo stupidi o masochisti, faccio un esempio: un cacciatore che va a passeri di norma usa un piccolo calibro con cartucce che contengono pallini del 10, se va a cinghiali sceglierà un calibro 12 con cartucce a pallettone unico, o una carabina calibro 306, quindi furbamente adegua la sua attrezzatura alla taglia della preda.
Noi non lo facciamo mai, pretendiamo che una canna da 7.6 per coda 2/3 “ che adesso va per la maggiore”, con un tip dello 0,12 o addirittura 0,10, vada bene sempre ed ovunque, ma nella realtà non è cosi.
Poi se capita quella veramente bella, “ma guarda un po!”, non la ferriamo, quando ci si riesce o si apre l'amo, o si rompe il finale.
Non farò il solito elenco di attrezzature, mi limiterò a dirvi cosa uso.
In luoghi così impegnativi non saprò mai con anticipo la tecnica che impiegherò, nell'arco della giornata può capitare di variarla più volte.
Per i medi e piccoli corsi la mia scelta cadrà su una canna di 8.6” coda 4 con azione centrale, che userò senza nessuna difficoltà con la 3 per pescare a secca, la 4 per ninfe leggere e sommerse, la 5 per ninfe e sommerse piombate, padroneggiando più che discretamente il lancio, questa misura non mi intralcerà minimamente neanche nelle situazioni più anguste.
Una 9”coda 5, sempre con azione centrale in tutti gli altri casi, la userò con code 4 per la secca, 5 con ninfe e sommerse leggere o piombate, 6 per lo sreamer.
Quanto consigliato non sarà di moda...ma risponde in modo “logico” alla necessità del momento.
Il mio record personale una fario autoctona di 73 cm, l'ho catturata a secca, ma quando si caccia veramente grosso di norma si usa la ninfa, qualche volta con acqua più alta del normale non perfettamente limpida sommersa e streamer.
Come finali per la secca e la ninfa non eccessivamente piombata uso un trafilato conico di nove piedi 1x che finisce con un 0,25 a cui aggiungo trenta o quaranta cm. di 0,20 e il successivo tip mai inferiore allo 0,16 adeguandolo in lunghezza caso per caso, per la sommersa e lo streamer i classici di sempre.
La prudenza non è mai troppa, in certi casi e con imitazioni sommerse su ami 6 – 8 – 10 non scendo mai sotto lo 0,18, se l'acqua è opalescente anche 0,20, ho una mia regola che rispetto sempre, preferisco che la mosca non venga presa dal pesce perché ha visto il finale, che strappare poi successivamente.
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Una rinfrescante doccia non prevista |
In dialetto con gli amici diciamo: mejo che non ce viè... ma se ce viè ce deve rimanè.
Diversi anni fa nel mese di Giugno ero sul Sangro, le catture si susseguivano, pesci non eccezionali ma comunque sempre sopra i trentacinque cm, ogni 2 o 3 catture ero solito cambiare il tip per prudenza.
Arrivai risalendo in una buca che non conoscevo, alla sinistra della corrente d'ingresso c'era una zona di acqua più calma che attirò la mia attenzione, avevo un finale del 18 e una imitazione secca di mosca della pietra, sapevo che avrei dovuto cambiarlo, con lo stesso avevo portato a riva diverse trote, ma non lo feci.
Al secondo passaggio una “sventola mai vista” sale sulla mosca, ferro e rimango immobile allentando subito la trazione per non provocare una sua violenta reazione, mi serviva qualche secondo per studiare le opportune mosse, dovevo farla scendere otto dieci metri verso valle, solo così forse sarei riuscito, passarono diversi secondi, se ne stava immobile nella sua posizione come se non fosse successo nulla.
Iniziai a forzarla, e ad ogni mia azione, corrispondeva una sua reazione sempre più violenta ed incontrollabile, si gettò in corrente e non ci fu nulla da fare, il finale letteralmente scoppiò rompendosi.
Quando mi succedono questi episodi è mia abitudine sedermi, e mentalmente cercare di capire se avevo commesso errori, giunsi alla conclusione che l'unico errore fatto era di non aver rifatto il nodo sul finale, ma sicuramente questo non sarebbe stato sufficiente, quest'ultima considerazione alleviò di molto il mio stato d'animo.
Passarono alcuni minuti, un pescatore stava venendo nella mia direzione, era il signor Legge un vecchio guardia pesca della riserva, ci conoscevamo da molti anni, non mi fece aprire bocca, aveva già capito dalla mia espressione cosa era accaduto, e mi disse: ha fregato pure te!.
Io li per li non capii, continuo dicendo: guarda che quella trota che sta in quell'angolo io la ho agganciata per ben due volte e non sono mai riuscito a portarla a riva, neanche col filo del trenta, è riuscita sempre a rompere, sarà sui 5 – 6 chili, dove volevi andare tu con un 0,18 o 0,20!. E mi salutò.
Anche se il luogo distava da casa mia 280 km vi tornai tutte le domeniche e non solo, ma non ci fu nulla da fare.
La catturai nel marzo della stagione successiva con una imitazione di emergente di ecdyonurus costruita appositamente su di un amo grub del 10 tra i più robusti che avevo con un finale dello 0,25, era femmina, sterile e nera come la pece (ma questa è un'altra storia, forse un giorno ve la racconterò).
Il signor Legge non si era sbagliato, 5.50 kg per 73 cm.
L'episodio accadutomi può insegnare una sola cosa, per non farsi trovare mai impreparati nella misura dei tip è sempre meglio abbondare che deficere, a scendere, con il diametro si fa sempre in tempo!.
Le mosche devono essere costruite su ami robusti, mai inferiori al 14, la trota grossa deve essere ferrata sempre con un po di ritardo, io uso questa regola, conto fino a tre e ferro al quattro con una bella botta, questo perché l'apparato boccale di questi vecchi esemplari è decisamente duro, se l'amo si aggancia alle ossa mascellari esterne difficilmente riesce a penetrarli, se riusciamo a posticipare, l'aggancio avverrà più internamente consentendo una presa più sicura.
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Mia interpretazione della ninfa di may fly |
Mia interpretazione della ninfa di perla grandis. |
Queste grandi trote selvagge difficilmente cadranno vittime di artificiali di fantasia, conoscono il loro territorio e il menù che offre nelle varie stagioni, normalmente si nutrono sotto, ma in occasioni eccezionali possono posizionarsi vicine alla superficie, soprattutto quando schiudono insetti di un certo rilievo, ecdyonurus, may fly e perla grandis che di norma avviene nei mesi di Maggio e Giugno, negli altri le si dovrà cercare a mezz'acqua o in profondità, tenendo presente che le condizioni non si ripetono mai nel susseguirsi degli anni e delle stagioni, di conseguenza anche le fioriture di specifici insetti possono anticipare o posticipare la loro comparsa , questo verrà regolato dall'andamento climatico del periodo.
La formula vincente è quella dell'impressionismo, si dovrà offrire un'imitazione in cui la trota riconosca uno degli insetti di cui in quel momento si sta nutrendo, rispettandone al “millimetro” dimensione, silhouette e toni generali del colore, presentandolo nel modo corretto e alla giusta profondità.
Solo nel caso di schiuse di un certo rilievo prenderemo in considerazione i relativi artificiali, soprattutto nella loro fase emergente, contro cui le trote si accaniscono di più, questo prima durante e dopo la schiusa, mentre nel tardo pomeriggio fino a sera gli spent spinner saranno le imitazioni più indicate.
Nel primo periodo Marzo Aprile con acque più alte e non perfettamente limpide è necessario pescare sommerso, come prima mosca molto spesso uso l'imitazione della ninfa di Perla Grandis, a sessanta cm su di un bracciolo ne metto una di rhyacophila, di chironomo o un classico spyder.
La perla proprio per la sua dimensione è facilmente piombabile, inoltre è presente nei suoi vari stadi per tutto l'anno, dato che da neanide alla schiusa possono passare anche tre anni (inquinamento permettendo), essendo una ninfa nuotatrice si sposta in continuazione cadendo spesso vittima dei pesci più belli, queste sono le ragioni che rendono la sua imitazione valida a 360°.
Lo sbaglio commesso dalla maggioranza dei fly tyers è che per renderla il più realistica possibile la costruiscono con materiali rigidi e poco mobili, questo fa si che in pesca poi renda poco o nulla.
Se costruita come le mie, in pelle e pelo animale, forse non soddisferà l'occhio del pescatore, ma è micidiale soprattutto per le trote più grosse, che si disturbano molto volentieri per intercettarla.
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| L'assenza totale del pigmento rosso e la mascella inferiore che inizia ad incurvarsi è un chiaro segno che questo maschio di 62 cm è oramai sterile, è stato catturato con la tecnica della ninfa a vista con una imitazione di asellus su amo del 12 |
In questo periodo la sua imitazione è una delle mie preferite soprattutto quando caccio.
Nei mesi successivi Maggio Giugno iniziano a comparire le may fly anche di queste realizzo una versione sommersa in pelle-pelo dall'efficacia devastante.
Queste due imitazioni sommerse che costruisco su ami del 6 o 8, si possono usare anche come piccoli streamer, mantenendo intatta tutta la loro efficacia.
La successiva mossa strategica è l'integrazione con l'ambiente, cercheremo di non fare il minimo rumore lungo l'alveo, risalendo sceglieremo un percorso su rocce, terra, erba o sabbia che sotto il nostro peso non si muoveranno, sulla ghiaia, massima attenzione, è questa che muovendosi sotto i nostri piedi segnala il più delle volte la nostra presenza.
Non dovremo usare capi di vestiario con colori scuri o violenti, quelli chiari e solari sono i migliori in assoluto, soprattutto nei toni pastello, tenersi bassi rispetto al piano dell'acqua e all'ombra quando è possibile.
Fatto questo, è necessario individuare qualche esemplare in attività, grande o piccolo che sia, il suo comportamento ci darà indicazioni sulla tecnica da impiegare.
Non lanciare mai a casaccio è la prima regola, se riusciamo a vedere la nostra preda, o ad avere certezza della sua presenza in un luogo, potremo pianificare la successiva presentazione, questa non sarà mai ripetitiva, tra l'una e l'altra deve trascorrere un adeguato lasso di tempo che è determinato dalla stessa, se ottima la successiva può essere eseguita anche a breve, se pessima, per esempio pescando a secca dopo un dragaggio, è necessario aspettare anche molto tempo.
I lanci ripetuti senza nessuna logica, non solo indicano che sei un pivello, ma sono motivo di grandissimo disturbo.
Non rispettare alla lettera queste regole, azzereranno completamente le vostre possibilità di successo.
In tutti questi anni se devo stilare una classifica delle tecniche con cui ho catturato di più, in testa c'è quella della ninfa a vista, poi la sommersa nelle sue varianti, la secca e per ultimo lo streamer, questa è anche logica perché non dobbiamo dimenticare che l'ottanta per cento del nutrimento delle trote viene reperito sotto alla superficie.
Nei miei posti preferiti uso comportarmi in questo modo; scelgo un tratto in base al mio istinto e al periodo stagionale, mi avvicino e usando moltissima attenzione, lo risalgo osservandolo attentamente, se conosco con certezza la posizione di qualche esemplare particolarmente bello e non lo vedo, dopo aver aspettato anche mezz'ora inizio con qualche lancio, indipendentemente dalla profondità provo prima con la secca, dopo tre passaggi buoni passo alla ninfa, se non succede nulla, luogo e livello permettendo, provo con lo streamer.
Se ne individuo una degna di attenzione, sarà il suo comportamento e il luogo in cui si trova a suggerirmi l'approccio migliore, se sta a non più di cinquanta centimetri dalla superficie provo con la secca, mentre ad una profondità maggiore userò la ninfa.
Molto spesso succede che nell'arco della giornata, e lungo tutto il percorso di pesca, non trovando esemplari di rilievo non effettuo neanche un lancio, in tal caso mi godo il paesaggio con relativa passeggiata fino in fondo.
Quando porterete a riva in uno sperduto torrente una vecchia trota fario autoctona, prima di toccarla, inchinatevi davanti a lei in segno di rispetto, io lo faccio da sempre, prendetela solo con la mano bagnata e non usate nient’altro.
Anche se è un esemplare da record, valutate se è ancora fertile.
Sopra i cinquanta cm., quando diventano sterili sia i maschi che le femmine perdono la punteggiatura rossa, i primi dimagriscono e si deforma loro la mascella inferiore curvandosi, mentre queste ultime ingrassano, nel primo caso una foto e via in acqua, che continui a riprodursi, nel secondo, anche se a malincuore uccidetela, il suo ciclo è compiuto.
E’ una legge di madre natura e va sempre rispettata, tutto a questo mondo ha un inizio e una fine.


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