INNOVAZIONE & SPECIFICITA'
PONDERATO E PROGRAMMATO COME IN UN OPERA D'ARTE
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| Una nuova "per me"imitazione, nata subito dopo il pranzo di Natale 2010. E' risaputo che lo spumante, soprattutto se "buono" aiuta molto la creatività, non potevo che battezzarla col nome di "Natalina". Nonostante la sua giovanissima età ha già fatto vittime "importanti". |
Il difetto che ho maggiormente riscontrato tra i P.A.M. "cosidetti" esperti, gente anche con più di trenta anni di mosca sulle spalle, è quella di chiudersi nelle proprie convinzioni e lasciare poco spazio all'innovazione, convinti che non si possa fare più di quello che già e stato fatto, inconsci che questa è necessaria ed indispensabile.
Non si può e non si deve diffondere la mosca rimanendo saldamente ancorati ai vecchi concetti, i tempi cambiano e così anche le necessità del momento.
Penso che qualcuno di questi abbia timore che le novità possano far perdere loro la lidership, il nuovo mette sempre in discussione il vecchio, e tutto ciò che per anni ha dato loro certezze.
Non tutti, ma ne conosco alcuni, che lottano disperatamente allo scopo di lasciare le cose come stanno, coltivano il proprio orticello escludendo tutto ciò che può turbare o mettere in discussione le loro vecchie teorie.
Ma a questo mondo può esistere qualcosa che rimanga immutato?, le certezze di oggi possono essere quelle di domani?. Sarebbe utopistico solo pensarlo.
Voglio raccontarvi un piccolo episodio accadutomi: tempo fa ho incontrato un vecchio pescatore e costruttore particolarmente tradizionalista, che stava montando una imitazione rispettando rigorosamente il dressing originale, vedendola, oltre a complimentarmi per la bella esecuzione, gli dissi che essa con molto piacere mi stava riportando indietro nel tempo, ma precisai che io non costruivo più così.
Questo signore assai stupito mi rispose che gli insetti che noi imitiamo sono su questa terra da milioni di anni, e non c'era assolutamente bisogno di costruirla in modo diverso, dato che il lavoro fatto dai padri della mosca era già impeccabile (per lui era l'unico modo concepibile per eseguire quel modello), questo detto da chi ha più di trenta anni di mosca ad un giovane a cui sta insegnando questa tecnica è una falsa verità.
Non andai oltre nella conversazione perchè sicuramente sarebbe diventata sgadevole, mi limitai a dire che forse nel frattempo erano cambiate le trote.
La cosa mi portò a fare delle considerazioni, è vero ci sono dei vecchi artificiali che ancora vanno benissimo, però molti altri oramai accusano i segni del tempo ed andrebbero rivisti o reinventati in chiave più moderna, cento anni fa i fiumi non erano nelle condizioni attuali e la pressione di pesca era pressoche nulla, le imitazioni nate in quel periodo ne erano la"DIRETTA CONSEGUENZA". All'ora si costruiva soprattutto per gli occhi del pescatore e poco per quelli del pesce, anche perché la selettività non era un problema, quando si manifestava in qualche esemplare si passava ad un altro, il pesce non scarseggiava, anzi ce ne era in abbondanza.
Oggi molti degli insetti allora presenti sono ridotti al lumicino se non addirittura scomparsi, l'inquinamento e le mutate condizioni ne hanno fatti proliferare altri, alcuni dei quali oggi non contemplati neanche negli elenchi degli imitabili, noi pescatori siamo molti di più e la pressione di pesca in certi luoghi è diventata altissima (pensiamo a certe zone no kill), da quì nasce la necessità di creare nuovi dressing, nuove straregie e tecniche.
Guardare al passato è indispensabile, esso è la base su cui costruire il futuro, ma ogni cosa secondo me va rivista e corretta.
Il mercato dei materiali per la costruzione si è rinnovato con centinaia e centinaia di nuovi prodotti chiaramente non tutti validissimi, ma alcuni lo sono davvero, non sfruttarli a nostro vantaggio sarebbe un vero e proprio sacrilegio.
Qualcuno (uno dei più famosi) tempo addietro disse: i pam attraversano tre fasi; la prima si deve catturare molto, la seconda grosso, la terza devono essere difficili e la taglia non importa.
Io non la vedo così, concordo le tre fasi ma le metterei in questo ordine: la prima catturare MOLTO, la seconda essere DIFFICILI indipendentemente dalla taglia, la terza dedicarsi solo ed unicamente alle GROSSE E DIFFICILISSIME trote o temoli delle nostre acque libere, tralasciando completamente tutto ciò che è più corto di 40 cm.
Solo effettuando questa scelta e dimostrando di esserne sempre all'altezza, secondo me, oggi si ha il diritto ad entrare nell'olimpo dei grandi della pesca con la mosca.
Questa comporta un sacrificio enorme, le acque nella maggioranza dei casi sono in condizioni penose, trovarne di buone e per di più che ospitino dei bei esemplari, è già di per se una impresa titanica.
Partire da casa con questi obbiettivi fa girare parecchio e il più delle volte a vuoto, senza poi contare i cappotti sempre numerosissimi che si fanno, sono proprio questi che indicano di che tempra sei fatto, più ne reggi più sei TOSTO.
Anche ingannare queste vecchie trote o temoli, che ne hanno viste di tutti i colori, non è un'impresa da poco, ecco che una nuova impostazione, un nuovo materiale e una nuova strategia o mosca usata sempre secondo cognizione e logica, ci può aiutare.
Nessuno potra mai venirci a dire che vogliamo catturare ad ogni costo proprio perché il tutto è rivolto solo ed esclusivamente ad esemplari difficili e di taglia.
Io sono completamente contrario agli artificiali di fantasia, anche se in quelli secchi da caccia e negli streamer " chiudo un occhio ".
In tutti gli altri che mi costruisco, uso la filosofia dell'"impressionismo" che secondo me è la chiave per aprire quelle serrature oramai blindate degli esemplari più difficili.
Una imitazione impressionistica è quella che rispetta dimensione, siluette e tono generale di colore,
la presentazione per essere efficace deve essere altrettanto logica.
Oggi, come quaranta'anni fa, non passa giorno che non dedichi parte del mio tempo libero alla ricerca del nuovo, ritrovandomi più che soddisfatto delle conclusioni, che non sempre, ma molte volte raggiungo.
Posso affermare che i miei artificiali sono in continua "evoluzione", questa è dettata dall'esperienza e dalla continua sperimentazione sul campo.
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Mosche strutturate per le acque piatte. |
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Mosche strutturate per le acque mosse. |
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La stessa imitazione la costruisco in base al luogo in cui verrà impiegata, una "baetis rodani" secca per il torrente, non sarà mai uguale a quella costruita per le acque piatte, tra le due ci sarà sempre una certa somiglianza, ma la prima per reggere l'impeto delle correnti deve avere più sostentamento e massa, di conseguenza si useranno materiali adatti, nell'altra verrà privilegiato l'aspetto impressionistico "più puro", dove tutti i dettagli sono in assoluta evidenza ma in modo vago e diafano.
Questa differenzazione la estendo a tutti i miei artificiali sia secchi (con vari stadi di galleggiamento e vestizione), che sommersi, arrivando in certi casi in questi ultimi a quattro tipi di differente piombatura sullo stesso modello, avendo così altrettanti gradi di affondamento.
Molti, se non tutti i miei successi, li devo alla somma di questi particolari che curo ed impiego in modo perfetto, direi... "MANIACALE".
| Imitazioni di Baetis Rodani, la prima concepita per acque mosse, la seconda per le piatte | |
I nuovi PAM non immaginano neanche la sensazione che si prova nell'agganciare un vecchio esemplare in acque libere, rendendosi perfettamente conto che nulla e stato lasciato al caso, ma tutto PONDERATO E PROGRAMMATO COME IN UN'OPERA D'ARTE.
Quando catturerete un bellissimo esemplare in questo modo, la vostra vita sarà segnata per sempre, e non ne potrete più farne a meno, lo cercherete e ricercherete.
Voglio raccontarvi l'episodio che tantissimi anni fa ha fatto scattare in me questo modo di vedere la pesca.
Eravamo nei primi anni 70, era Domenica, con un carissimo amico ci trovavamo sul Velino a valle di Rieti, in questo tratto il fiume è imponente, la sua portata e profondità notevole, piluccavamo qualche trotella qua e la, ma niente di eccezionale, le più belle stavano incollate tra un erbone e l'altro a 3 / 4 metri di fondo, la corrente decisamente sostenuta le rendeva irraggiungibili anche per le ninfe più piombate, solo chi conosce il luogo può capirmi.
Ad un tratto vidi la coda di una bella trota uscire da dietro un erbone di forma ovale che gli faceva da tetto a circa un metro di profondità, dai suoi movimenti si intuiva chiaramente che stava ninfando, era la prima trota bella a tiro dopo diverse ore di pesca.
La presentazione della ninfa non presentava grandi difficoltà per me, che oramai la usavo da diversi anni con discreto successo.
Come imitazione scelsi una G.R.H.E. classico jolli tuttofare, effettuai la posa circa un metro a monte di questo erbone per permetterne l'affondamento, prima che il finale lo toccò con un ribaltamento della coda di topo a destra, permettevo il transito dell'imitazione sotto allo stesso, tenendo contemporaneamente d'occhio la trota e i suoi movimenti per effettuare una eventuale ferrata.
Mi resi subito conto che la presentazione era più semplice del previsto, dal successivo recupero della ninfa oramai a valle, si intuiva chiaramente che il tratto percorso era giusto, la trota però dopo ripetuti passaggi non degnò di uno sguardo questa insidia.
Nelle ore successive provai tutte quelle che avevo, ma senza cavare il classico ragno dal buco, non sono un tipo che si arrende facilmente e prima d'andarmene, era oramai tardi, scesi in acqua con un retino di tulle che sempre avevo in macchina e mettendomi dietro ad un erbone iniziai a scuoterlo, dopo pochi minuti ritirandolo mi accorsi che vi erano centinaia di minuscoli esserini mai visti prima, vagamente assomigliavano ai classici gammarus, ma il loro corpo anzichè schiacciato come in questi, era più piatto di un color marroncino con zampine laterali ben distinguibili.
Ne presi alcuni e li riposi in una scatolina con un po di muschio umido per portarmeli via, scoprii dopo molte ricerche e molto tempo che si trattava di un crostaceo della famiglia degli asellidae genere asellus.
Arrivato a casa alle 23:30, benchè fossi stanco mi misi subito al morsetto, che oramai non aveva più segreti per me, creando dal nulla una nuova imitazione.
Pienamente soddisfatto del lavoro non vedevo l'ora di provarla, e decisi che la mattina seguente Lunedì mi sarei recato di nuovo sul Velino programmando la sveglia alle 6.
Mi alzai come mio solito, esattamente cinque minuti prima che suonasse, dieci minuti per prepararmi il pranzo al sacco, mi aspettavano circa 200 km. di strada alquanto impegnativa.
Me la presi molto comoda, quando vado in auto uso sempre massima prudenza e attenzione.
Arrivai esattamente alle 11:30, mentre preparavo con estrema calma l'attrezzatura mangiai un bel panino, alle 13:00 ero nell'esatta posizione, già vedevo la coda che ondeggiava, non lanciai subito, la osservai per parecchio, solo guardando nell'orologio mi resi conto che nel frattempo erano passate ore e non minuti, "per me un attimo".
Legai questa nuova imitazione al finale dello 0'16 ed effettuai il primo lancio con ribaltamento della coda a destra, sempre tenendo d'occhio quella del pesce, solo dai movimenti di quest'ultima potevo intuire l'attimo in cui avrebbe preso la mia ninfa, artificiale in zona abboccata ma non successe nulla, ne feci altri ma il risultato non cambiò.
Sapevo perfettamente che pur usando la mosca giusta avrei dovuto insistere e lo feci, anche allora avevo già capito che l'angolo di presentazione di una imitazione sommersa ad ogni passata non è mai lo stesso, l'artificiale arriva davanti alla trota sempre in posizioni diverse, dovevo attendere quella giusta che lo avrebbe convinto ad abboccare.
Alla successiva, la coda del pesce scartò lateralmente, ferrai senza esitazione, e ce la trovai, dopo le proverbiali sette camicie la guadinai con il cuore in gola, 55 cm. di pura potenza.
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Fiume Velino a valle di Rieti. |
Trota del Velino appena tolta dall'acqua, correva l'anno 1973. |
Questo episodio segnò la mia vita di pescatore, come nei peggiori casi di droga mi creò dipendenza per sempre.
Da allora per me è diventata una prassi, quando mi capita di individuare un esemplare degno di nota, non pretendo mai di catturarlo subito, può anche succedere, ma è un caso raro, di solito passo tutta la giornata in sua compagnia per studiarmelo attentamente, cerco di capire dai suoi movimenti i vari tipi di insetti che sta prendendo, chiedendo poi successiva conferma con una accurata indagine in acqua di quelli presenti o in transito effettivamente in quel momento.
Se poseggo una valida imitazione parto subito all'attacco, se non la ho una volta tornato a casa la costruisco rispettando rigorosamente quanto già elencato.
Ritornerò nel luogo dopo qualche giorno alla stessa ora, e se le condizione non sono variate avrò sicuramente ottime probabilità.
Creando nuovi artificiali ogni volta, perchè OGNI CASO E' SPECIFICO, E SPECIFICA DEVE ESSERE L'IMITAZIONE che va sempre adeguata nella sua struttura al luogo in cui verrà impiegata.
Questo modo di agire, batte le vecchie teorie 1 a 0 sempre!, e...... non me ne vogliano i nostalgici, purtroppo il mondo va avanti con o senza di "noi".
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Sembrano uguali, ma in realtà hanno tre |
Questa imitazione di asellus in "certi ambienti" è come una bomba, una volta lanciata in acqua tutto ciò che ha le pinne e si trova nelle immediate vicinanze, viene inesorabilmente a galla a pancia all'aria. |
Questo è il mio "folle" ed attuale stadio di pescatore e costruttore, la pesca con la mosca non si IMPROVVISA, io non l'ho mai fatto, i risultati ottenuti in tutti questi anni mi fanno pensare che il percorso intrapreso era giusto, le mie scelte sono scaturite soprattutto dall'istinto, e consolidate nel tempo dalle sperienze.
Non è sufficiente, come oggi va tanto di moda, attaccare una ninfa o una secca al finale e prenderci un pesce per sentirsi poi "SUPER PAM" ( è risaputo...., una trota di fresca semina si rimedia sempre), ma questa non è vera pesca con la mosca!.
Solo chi ha controllo "totale" sull'esca e sa costruirla, lanciarla e quidarla con maestria, sopra e sotto la superfice, sapendo sempre dove essa si trovi con certezza assoluta non prenderà mai pesci a caso.
E' triste ammetterlo, ma andati quelli della vecchia guardia, di veri "SPECIALISTI ed INNOVATORI" ne sono rimasti pochi, visto cosa sta succedendo alcuni non hanno voglia di intervenire, potranno farlo solo se la massa dei PAM (rinsavendo!) inizieranno a snobbare i PROTAGONISTI, e le VOLPI sempre pronti ad autopromuoversi a parole, ma i FATTI... non contano più nulla?, quale DISTORSIONE MENTALE può dare più importanza alle parole anzichè a questi ultimi?.
Un Saggio disse una volta (parole fatte ma opportune); MEDITATE GENTE, MEDITATE....
Un consiglio però ve lo posso dare su come riconoscere i pochi rimasti:
Chi "ANCORA OGGI", CATTURA CON REGOLARITA' TROTE GROSSE E IMPRENDIBILI AI PIU' IN ACQUE LIBERE ITALIANE RILASCIANDOLE, DA PROVA "CERTA" DI METTERE IN ATTO IN MODO INECCEPIBILE, ETICA, STRATEGIA, TECNICA ED ARTIFICIALI.
SOLO QUESTI POSSONO INSEGNARVI QUALCOSA.
Tutto il resto fa parte del famoso e numeroso club di pescatori con la mosca, con sedi in tutta Italia .............
"ARIA" FRITTA & RIFRITTA FLY CLUB.
A BUON INTENDITOR........
1° riflessione
Purtroppo negli ultimi vent'anni la massa si è lasciata influenzare da falsi miti, che per i propi interessi hanno il più delle volte distorto la realtà a loro esclusivo uso e consumo, non c'è stato nessuno, ripeto nessuno, che abbia avuto il coraggio di contrastarli, cercando poi di rimettere ordine ai loro danni.
Ora andiamo nei no kill, pensando di aver risolto tutti i nostri problemi ma in realtà ci siamo messi l'etica sotto i tacchi delle scarpe, calpestandola in continuazione, non so se sarà più possibile tornare indietro, forse anche quelli della mia generazione che si sono tenuti volontariamente in disparte hanno delle responsabilità.
Tanti anni fa il più bravo era quello che catturava tanto e grosso, non quello che cattura le più difficili, e la taglia non conta,
Ma per diventare grosse..... non devono essere state maledettamente difficili?, come hanno fatto a diventare così se erano stupide?
Se riusciremo a dare di nuovo il giusto valore alle cose forse riprenderemo la retta via che è sempre la più giusta e veloce da percorrere.





