LUPI D'APPENNINO

Nella mia regione c'è un vecchio detto popolare che dice; ... Dio li fa, poi li accompagna, solo questo mi viene in mente quando penso ai miei amici, dopo la famiglia, secondo me, è una delle cose più importanti nella vita di un individuo, anche perché gli amici si possono scegliere, e questo è un vantaggio enorme, se poi lo fai in età matura, come è successo a me, è cosa certa che non sbaglierai!.

Per molti anni ho quasi sempre pescato da solo, la mia infinita voglia d'avventura mi spingeva sempre più in luoghi impervi, inaccessibili e lontani, quando trovavo una gola dove in fondo scorreva un ruscello non riuscivo a trattenermi, mi ci buttavo a capo fitto, supportato da un fisico atletico e instancabile.

Quei pochi che hanno provato a venirmi dietro, dopo poco desistevano vedendo i luoghi che normalmente frequentavo e la fatica necessaria per raggiungerli, quindi il più delle volte rischiavo.

Varie volte mi sono trovato in difficoltà, ma grazie al mio sangue freddo, e alla capacità di ragionamento me la sono sempre cavata, chiaramente in tutto quello che facevo c'era un pizzico di follia, magari ragionata, ma sempre follia era.

Nessuno in quelle occasioni sapeva dove mi trovavo, anche perché il tratto in cui pescavo lo decidevo proprio all'ultimo momento, senza poterlo così riferire a nessuno, questo è un difetto che ho ancora, ma adesso grazie alla tecnologia prima di inoltrarmi in luoghi “pericolosi” invio a mio figlio le coordinate satellitari del posto, almeno sa dove venirmi a cercare.

Un giorno di Maggio del 1975 ci fu la goccia che fece traboccare il vaso, ero alla confluenza del Tenna con il torrente Ambro, la località si chiama Tre Ponti situata vicino al paese di Monte Fortino in provincia di Ascoli Piceno, mi sentivo a casa, li avevo catturato le mie prime trote e la zona la conoscevo non bene ma benissimo, decisi di risalire la gola del Tenna, saltai il primo chilometro abbondante perché troppo veloce ed incassato, ed da qui iniziai a pescarlo.

Alternavo la secca a due classiche sommerse fatte lavorare subito sotto la superficie.

Panorama gola dell' infernaccio

Trote.. tantissime, allora se ne prendevano una enormità, a me però interessavano quelle che noi in dialetto chiamavamo “TESTOLE” che sta ad indicare trote molto vecchie, la crudezza dei luoghi e la poca quantità di cibo offerto dal torrente, non riusciva ad alimentarle a sufficienza limitandone l'accrescimento corporeo, l'unica cosa che con il tempo continuava a crescere normalmente erano la testa e le pinne.

Raramente arrivavano a trentacinque, quaranta centimetri, ma avevano un vigore ed una forza che le rendevano uniche ed eccezionali, catturarne qualcuna era il sogno di tutti quelli che ne conoscevano l'esistenza, ma non era facile ne scovarle, ne convincerle ad abboccare.

Una delle ultime testole catturate nella gola

Per rimediarne qualcuna ci si doveva addentrare in tratti fuori della grazia di Dio ove in pochi si spingevano, sia per la scabrosità dei posti che per l'effettiva difficoltà a raggiungerli.

Dove potevo andare, “DIAVOLO di un LUPO”, a rompermi i canini?.

Risalendo mi stavo avvicinando ad un luogo il cui nome non poteva essere più appropriato, “'INFERNACCIO” una delle gole più famose e bella di tutti i monti Sibillini.

Questa anche se unica si può dividere in due tratti, quello a monte che inizia dallo slargo alla sua imboccatura che è collegato al paese di Monte Fortino da una scomoda strada comunale e arriva alle sorgenti, e quello a valle che inizia in una località chiamata Tre Ponti fino a questo piazzale.

Il tratto a monte anche se impegnativo è facilmente percorribile da tutti e registra nella bella stagione un pellegrinaggio continuo di turisti di ogni età.

Il tratto a valle è il classico posto da “LUPI” realmente presenti in queste zone, descriverlo a parole non sarebbe possibile, bello, selvaggio, misterioso, irraggiungibile, lontano da tutti e da tutto.

Mi trovavo poco più a monte di una piccola frazione, Rubbiano, altissima sopra la mia testa, abbarbicata su di una roccia che faceva da balcone alla valle.

Praticamente mi trovavo a metà percorso, e avrei dovuto ridiscendere il torrente una volta smesso di pescare, non si poteva fare altrimenti.

Già avevo nel cestino un paio di queste trote meravigliose e potenti, inutile insistere dopo le ore 16, eravamo in Maggio, la gola in quell'orario andava in ombra diventando fredda.

Decisi di effettuare un ultimo lancio in una pozza molto interessante, le due sommerse giunsero rapide sul bersaglio, un balenio e uno spruzzo mi fecero ferrare istantaneamente, forse anche troppo, mai vista una “TESTOLA” così, non a fatica la portai ai miei piedi in una pozza quasi ferma fuori dal corso principale, qui si slamo, cercai a calci di buttarla all'asciutto ma anziché lei presi in pieno una roccia, un dolore lancinante mi percorse la gamba destra, tanto da non poterla più appoggiare a terra, la sensazione fu quella di una scossa elettrica che l'aveva addormentata.

Pensavo che da li a poco sarebbe passato tutto ma non fu così, dopo opportuni accertamenti, anche se molto dolorante, avevo la certezza di non essermi rotto niente, dentro di me pensavo: e chi mi tira fuori adesso, non ero nelle condizioni ne di risalire ne di discendere lungo l'alveo su di una sola gamba, anche perché ad occhio e croce avrei dovuto percorrere circa tre km verso valle, e a monte non vi era uno sbocco facile, tutt'altro, poi così facendo mi sarei allontanato sempre di più.

Per un attimo ebbi paura e mi vergognai di questo... i “LUPI” non hanno mai paura!.

Vedute

La razionalizzazione della situazione ebbe il sopravvento, mi ricordai che la strada comunale che conduceva al piazzale si avvicinava in un solo punto e per pochi metri esattamente al bordo scosceso della gola in cui mi trovavo, cercai mentalmente di ricordare il panorama che si vedeva giunti in quella curva, i luoghi li conoscevo bene.

Capii esattamente dove mi trovavo proprio osservando le cime ancora innevate, questo punto era proprio sopra la mia testa, esattamente alla mia sinistra guardando verso le sorgenti del torrente.

Calcolai che la parete da affrontare era di circa cinquecento - seicento metri, tenendo la mia preziosa canna di refendu con i denti, dopo aver legato insieme i due pezzi con del nylon, aiutandomi con entrambe le braccia riuscii a farcela, giunto alla sommità e guadagnata la strada non riuscivo più a stare in piedi, il fatto di aver sforzato in modo esagerato la gamba sinistra, aveva prodotto acido lattico in quantità e con esso erano arrivati i crampi.

Mi stavo asciugando il sudore seduto per terra quando vidi sopraggiungere un'automobile, con il fazzoletto ancora in mano feci un segnale, il conducente capì subito che mi trovavo in difficoltà, e mi aiuto a salire, nel tragitto gli spiegai cosa era successo, ridendo mi diede del pazzo, gentilmente mi accompagnò dove avevo posteggiato.

Come scesi, ... miracolo!, riuscivo a stare in piedi e non solo, la gamba destra aveva ripreso la sua funzionalità, ringraziai e guadagnai il sedile della mia automobile, realizzando che potevo guidare senza problemi, mi avviai verso casa.

Sconsiglio di recarsi in questo luogo non in perfette condizioni fisiche e senza una guida

Era andata alla grande..., se mi fossi trovato in un luogo che non conoscevo non so come sarebbe andata a finire, anche se giovanissimo avevo già moglie e due figli, una cosa così non doveva assolutamente riaccadere.

Da molto tempo cercavo un amico con cui condividere le mie avventure, ma non ero disposto a rinunciare ai miei torrenti preferiti, quelli che mi erano capitati non avevano assolutamente i requisiti giusti e proprio per questo motivo erano durati poco, per starmi dietro ci voleva; passione, coraggio, resistenza fisica, e un pizzico di follia.

Ma dopo l'esperienza vissuta la mia posizione si ammorbidì e di molto, per non correre ulteriori rischi in futuro era assolutamente necessario trovare una compagnia.

Il giorno dopo, lunedì, mentre mi trovavo nel mio negozio mi venne a trovare un giovane più o meno della mia età e si presentò, Carlo Maccioni, nato a Filottrano ma da anni residente ad Osimo il quale mi disse; non saresti così gentile da darmi alcuni consigli, anche io pesco a mosca ma da autodidatta non riesco a progredire.

Acconsentii come sempre, invitandolo il sabato successivo nel mio laboratorio per le spiegazioni richieste.

Mi accorsi subito dalla luce emanata dai suoi occhi, mentre esponeva i suoi problemi, che aveva una gran passione, inoltre era un esperto e appassionato di montagna, vuoi vedere che il mio angelo custode me ne ha mandato uno giusto!.

Non mi sbagliai, diventò la mia ombra, imparando in fretta tutto ciò che di fondamentale c'era da imparare, reggendo in modo impeccabile i posti che frequentavo e non solo, mi chiedeva di portarlo nei più tosti che conoscevo.

Non stavo più nella pelle, avevo trovato uno della mia razza, un LUPACCHIOTTO, che sarebbe, ne avevo certezza, diventato un “LUPO”, e fu così!.

Nello stesso anno nel mese di Ottobre a trota chiusa, mi recai diverse volte nel vicino fiume Esino per divertirmi con qualche cavedano, in una di queste uscite da lontano vidi un giovanotto che maldestramente lanciava una coda di topo, avvicinandomi mi accorsi che era un mio compaesano, Renzo Gobbi, dopo i saluti di rito, mi complimentai con lui per la scelta fatta, e lo invitai come avevo fatto con Carlo nel mio laboratorio, era da poco che possedeva una canna da mosca e la meccanica del lancio gli era del tutto sconosciuta.

Anche lui aveva una luce strana negli occhi, ma in un primo momento non riuscii a capire dove poteva arrivava la sua passione, il suo carattere introverso non lasciava trasparire le sue emozioni, ma dopo un solo mese e qualche lezione di lancio capii che anche in lui scorreva sangue di “LUPO”, e il tempo mi diede ragione.

Nei primi anni mi seguivano pescando poco, e osservando molto, così facendo assimilavano con facilità tutte le varie situazioni che nel tempo e nelle stagioni si presentavano migliorando in continuazione, questo me li fece apprezzare anche di più, la loro voglia di imparare prevaleva sull'istinto di pescare, sono pochi quelli che sanno pazientare così a lungo, capii che non solo la loro intelligenza era al di sopra della media, ma avevano anche i miei stessi obbiettivi, migliorare sempre, comunque e a ogni costo.

La loro evoluzione fu strabiliante, soprattutto capirono subito quelle cose che pescando fanno poi la differenza, confermando il tutto con continuative e bellissime catture effettuate in prevalenza nei corsi Appenninici.

La cosa che secondo il mio punto di vista ci ha sempre differenziato, e sempre ci differenzierà, da tutti gli altri PAM è che normalmente LORO si perdono in un mare di discorsi etico-tecnici, mentre NOI li evitiamo come la peste, sono proprio questi secondo la nostra opinione che molte volte rendono anche le cose più semplici estremamente complesse.

Il nostro fare si può riassumere con queste quattro semplici parole: POCHE CHIACCHIERE, MOLTI FATTI.

La nostra intesa era cosi evoluta che quando sceglievamo di pescare in coppia non era necessario parlare per capirsi, una semplice occhiata e il messaggio passava.

Oramai nella zona eravamo conosciuti come IL BRANCO DI LUPI, ci incontravamo tutti i sabati pomeriggio nel mio laboratorio, dalle 14 alle 16, dove pianificavamo le nostre scorrerie, che non avevano limiti.

Una domenica si andava in Val Sesia, quella dopo in Aveto, la successiva sull'Isonzo e cosi via, il nostro lavoro purtroppo non ci consentiva di fare diversamente.

Molte volte,”tante”, il sabato sera dopo aver guardato la televisione con la famiglia fino alle 23, si partiva subito dopo, per poi l'indomani mattina alle nove essere in val d'Agri, o altra località. Fermandosi solo per un caffè o per alternarsi alla guida, percorrendo tra andata e ritorno anche 1600 km., ecco perché tra i requisiti necessari per far parte del branco ci voleva anche un pizzico di follia.

Filottrano da Varallo Sesia dista circa 550 km., che sommati a quelli del rientro fanno 1100 km. se andava bene tra andata e ritorno si guidava per 15 – 16 ore, ditemi voi se eravamo normali?, farlo una volta e via poteva anche passare, ma noi lo abbiamo fatto sistematicamente per anni, e lo facciamo ancora!.

Tutte queste esperienze in ambienti molte volte opposti, non fecero altro che arricchire ulteriormente il nostro già notevole bagaglio tecnico, passavamo con disinvoltura e “successo” dalle marmorate o temoli dell'Isonzo, alle grandi fario dei piccoli torrenti appenninici, in cui tornavamo sempre.

Proprio questi ci hanno regalato le nostre migliori catture e continuano a farlo, non certamente con la frequenza di anni fa, ma direi che la situazione in certi tratti è ancora ottima.

Il nostro si poteva considerare un gruppo ermetico, non avevamo contatti con altri PAM, gli unici pescatori che incontravamo erano giovani e non dei dintorni, che magari per curiosità si interessavano al nostro sistema, chiedendoci qualche delucidazione in merito.

Mia moglie un giorno mentre pranzavamo, mi disse che un suo collega di lavoro sempre di Filottrano, era interessato ad apprendere questo sistema di pesca, gli dissi di invitarlo la successiva domenica mattina alle ore nove.

Arrivò puntuale come un orologio svizzero e si presentò Luigi Bianchi, dopo i convenevoli ci trasferimmo nel mio vicino laboratorio, la prima cosa che notai in questo ragazzo fu la sua estrema curiosità, mi fece tantissime domande, a cui risposi con vero piacere, nessuna di esse era fuori luogo o banale, era chiaro che già aveva una notevole esperienza in fatto di pesca, ne rimasi positivamente impressionato, e lo invitai ad uscire con il BRANCO nell'oramai imminente apertura.

Fu come l'edera con la quercia, ci si attacco addosso e non ci mollò più, diventando dopo un paio di anni uno di noi a tutti gli effetti, in altrettanti raggiunse senza nessuna difficoltà il nostro livello, il BRANCO aveva un nuovo “LUPO” e la gioia fu di tutti.

 

“LA PERFEZIONE DELL'ARTE”

 

CARLO RENZO e LUIGI, si avviavano a pieno titolo a diventare veri “ARTISTI”, un pescatore con la mosca lo diventa quando acquisite “solide basi”, inizia ad avere un SUO STILE CHE LO RENDE “UNICO ED INCONFONDIBILE”, esattamente ciò che era successo loro.

 

CARLO: stratega eccezionale, conosce e applica tutte le tecniche in maniera più che perfetta, eccellente costruttore e lanciatore, la sua vera specialità sono le corte distanze, è inimmaginabile ciò che riesce a fare, non ho mai conosciuto un pescatore che riesce ad arrivare cosi vicino al pesce senza spaventarlo, posso asserire senza ombra di dubbio che la trota vista, viene inesorabilmente catturata.

 

RENZO: è un vero professionista, conosce alla perfezione tutte le tecniche e le applica in base alle necessità, ma la sua specialità è il lancio, soprattutto in quelli che realmente servono in azione di pesca , la sua precisione è unica ed inimitabile, il tutto eseguito con estrema naturalezza e armonia, è un piacere guardarlo, con i pesci è implacabile, a trota vista corrisponde sempre... “presa e fotografata”.



LUIGI: eccelle in tutto, secca, ninfa, sommersa e steamer non hanno più segreti per lui, ma la cosa che lo distingue da tutti quelli che conosco è il suo evolutissimo senso dell'acqua, questa dote non poteva che condurlo ai vertici del sistema, il suo rapporto con i pesci e al limite...., o sono lunghi almeno mezzo braccio... si!... esattamente in quel punto... o non se ne fa niente, più corti non li prende neanche in considerazione, li localizza d'istinto e...visti o meno, sono sempre spacciati.

 

In oltre cinquant'anni di esclusiva pesca con la mosca, ho avuto l'occasione di incontrare una enormità di pescatori, ma nessuno come loro.

Dato che sono stati miei allievi qualcuno potrebbe obbiettare che le mie valutazioni siano di parte, ma in realtà non è cosi, pur con tutta la mia esperienza non ne ho assolutamente il potere, ho solo l'occasione e L'ONORE di riportare a parole “QUELLO CHE IL FIUME HA GIA' DECRETATO DA MOLTISSIMI ANNI”, perché solo “LUI HA TITOLO” per indicare chi siano i migliori.

Io li ho aiutati a costruire solide fondamenta nel modo più corretto possibile, questo SI!!, ma il resto è tutta opera loro, durante l'insegnamento ho cercato di accentuare e valorizzare tutte quelle qualità che emergevano spontanee in ognuno, avvantaggiato dal fatto che già tutti e tre possedevano una notevole cultura alieutica.

Nell'istruirli neanche lontanamente ho pensato di imporre il mio stile, se lo avessi fatto come accade molto spesso nei corsi tenuti da istruttori non molto preparati, non avrei fatto altro che creare delle mie copie spersonalizzandoli completamente, questo non era assolutamente nei miei intenti, sono più che certo che solo con queste modalità si creano dei veri pescatori.

Oggi invece siamo abituati alle fotocopie, basta osservare i moderni PAM lungo i fiumi, nella maggioranza dei casi sono “CLONI” delle VOLPI o dei PROTAGONISTI, dipende da chi ha insegnato loro questa tecnica, secondo me in modo del tutto discutibile.

Sono inconfondibili, vestiti uguali, lanciano tutti con lo stesso stile e “vezzosamente” alzano il braccio che impugna la canna a fine distensione di coda, stessi movimenti, stessa distanza di lancio, stessa canna, 7/6 coda 5 tip flex ma usata in molti casi con la 2 o la 3, esclusivamente con la tecnica della mosca secca..., ditemi voi se questi personaggi sono in grado di tramandare ai posteri L' ARTE DELLA MOSCA?.

Sporadicamente un altro nostro coetaneo ci veniva a chiedere delucidazioni e consigli, più il tempo passava e più le sue visite diventavano frequenti ed interessate, una solida esperienza di pesca alle spalle, un giorno decise a “PIEDI PARI”( che nel dialetto Marchigiano significa senza più ritorno ), di iniziare con la mosca, lo conoscevo da tantissimi anni ma rimasi più che meravigliato dalla smisurata passione che lo animò fin dall'inizio.

Cominciò subito a destreggiarsi con una certa disinvoltura in tutto, ma un suo difetto di fondo gli impedì una veloce evoluzione (d'altronde nessuno è perfetto!), più volte gli facemmo notare che all'inizio e necessario osservare molto e pescare poco, ma lui non riusciva proprio a farlo, il suo desiderio di pescare prevaleva sempre.

Piano piano migliorò, ed entrò a far parte del “BRANCO” a tutti gli effetti ma con il grado di LUPACCHIOTTO, non restava che aspettare, crescendo era certo che sarebbe diventato un “LUPO”!.

Qui finisce la storia per il momento...., ma la nostra porta “ORA”.... resterà sempre aperta, non siamo più giovanotti, abbiamo superato tutti abbondantemente la cinquantina, e il branco sta invecchiando, lasciarlo ancora chiuso non avrebbe più senso, per la sua sopravvivenza c'è bisogno di qualche giovane disposto a sacrificarsi, così da poter un giorno diventare uno di noi, chi ha vera passione e un sano rispetto per la natura sarà sempre ben accetto, augurandoci fortemente che questa razza di pescatori “LUPO” nati per caso sull'Appennino centrale, possano con il tempo ulteriormente proliferare ed espandersi.

La cosa più bella fu che io e Carlo fin dall'inizio abolimmo “l' IO” , e lo sostituimmo con il plurale, “NOI”.

Avendo obbiettivi comuni il successo o la sconfitta di uno, lo diventava automaticamente di tutti, ci muovevamo all'unisono tanto da formare un unico organismo che poteva operare su fronti diversi.

Liberi, ma uniti, da un unica grande passione!.

Quando si tornava dopo una giornata di pesca, qualcuno sempre ci chiedeva chi avesse preso il pesce migliore, tutti in coro rispondevamo: ….NOI!.

Quanto sarebbe bello se tutti i pescatori con la mosca d' ITALIA , o le varie associazioni si muovessero così invece di coltivare il proprio orticello e bisticciare su tutto, pensate come diventerebbe potente il nostro “RINGHIARE E ULULARE” se lo facessimo tutti insieme e contemporaneamente!.

Penso che resterà solo un mio sogno..., per ora mi accontento dei aver lanciato il primo sasso, sperando così di colpire e rompere la testa a tutti quelli che continuano a non comprendere l'importanza di quanto ho appena sottolineato..., e state certi che…NON NASCONDERO' SUBITO DOPO LA MANO.... PARDON... “ZAMPA” ANZI... FARO' IN MODO DI TENERLA ALTA E BEN VISIBILE.

Il principale responsabile della divisione dei PAM in Italia, come tutti noi ben sappiamo, è il protagonismo di alcuni, che per il proprio ed esclusivo interesse (paura di perdere la leadership al di fuori del proprio contesto) ne impediscono di fatto l'unione in un unico grande organismo, consapevoli che se così accadesse sarebbero proprio loro i primi a essere emarginati.

 

Chissà?, hai visto mai che un piccolo branco di pescatori possa essere preso d'esempio?.

 

Ora non resta che ringraziare i miei amici “LUPI”, che dopo lunghe insistenze, preghiere, ricatti e minacce ...(sono il miglior costruttore!), mi hanno “consentito” di raccontare questa storia, che sicuramente non avrei mai scritto se non avessi avuto il permesso di chiamare con il loro vero nome tutti quelli che l'hanno vissuta insieme a me.

Persone così!, si ha la fortuna di conoscerle solo quando la vita decide di farti un regalo,

“Grazie, Carlo”, “Grazie, Renzo”,”Grazie, Luigi”,la vostra amicizia

è stata,” è “, e sempre sarà una delle cose più importanti della mia vita, che......... “GRAZIE” a VOI è diventata migliore.

 
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