Prima di raccontarvi le avventure del “LUPO”, voglio ricordare ed onorare un amico che non c'è più. Devo proprio a Lui il più “appropriato” dei soprannomi che mi si potesse mai appioppare,  rammaricandomi del fatto che di UOMINI e PESCATORI così si è perso lo stampo, e in futuro lungo i nostri fiumi “purtroppo” non ne incontreremo mai più.

 

IL “LUPO PIU' LUPO”

Così nacque questo soprannome

 

Giancarlo soprannominato IL LUPO

Tanti tanti anni fa, avevo una fidanzatina, Nadia (che poi diventò mia moglie), anche se giovanissimo (16 / 17 anni) ero ben accetto dai miei suoceri, ed iniziai a frequentare la loro casa con una certa assiduità.

Conobbi cosi un suo zio che si chiamava Giuseppe soprannominato “PEPPE DE U PECIO” per il suo carattere originale e scorbutico, era un pescatore con la P. MAIUSCOLA, e sapendo della mia abilità con la mosca volle conoscermi, purtroppo il suo stato di salute, anche se solo sessantenne (soffriva d'asma), non gli consentiva più di avventurarsi lungo i fiumi.

Usava diversi sistemi di pesca ma la mosca era la sua preferita.

Iniziammo a frequentarci con una certa assiduità condividendo a parole la nostra passione, mi raccontava delle trote del Sangro, del Volturno, del Tirino e di tantissimi altri luoghi descrivendomeli minuziosamente, a suo tempo era stato un grandissimo esploratore.

Un giorno gli dissi; Peppe tu non puoi camminare più di tanto, ma vedo che guidi benissimo e nel farlo non ti stanchi, perché non andiamo in uno di questi posti magnifici che conosci?.

Era estate ed eravamo in vacanza, troviamo una pensioncina, mentre tu ti riposi e ti ossigeni con l'aria buona di montagna, io andrò a pesca anche per te, poi quando torno ti farò un dettagliato racconto cosi è come se stessi lungo il fiume con me, anche se in differita.

Un lampo gli illuminò gli occhi, acconsenti subito ( anche il suo dottore gli aveva detto che un po di media montagna gli avrebbe giovato), partimmo alla volta di Colli al Volturno, ce la prendemmo comoda e durante il viaggio facemmo innumerevoli fermate, arrivammo nel tardo pomeriggio sistemandoci in un alberghetto proprio a due passi dal fiume.

Durante la cena mi fece una dettagliata descrizione del tratto che avrei dovuto percorrere, sottolineando, che forse nel frattempo poteva essere cambiato, dato che erano trascorsi diversi anni dall'ultima volta che vi aveva pescato, parlammo di tecniche strategie e mosche, da usare la mattina del giorno successivo.

Non so se Lui dormì, io non ci riuscii, all'alba era un bambino, non lo riconoscevo più, sembrava un'altra persona, mentre facevamo colazione non fece altro che raccomandarmi di usare la massima prudenza, il luogo non presentava comunque zone pericolose, gli feci notare che con il mio fisico atletico e la mia esperienza, già avevo dato prova di sapermela cavare in ogni situazione, si tranquillizzo e mi lasciò andare al fiume, fissando il mio rientro alle ore quindici.

Presi una decina di trote, nulla di eccezionale per all'ora, di trenta - trentacinque cm., fui puntualissimo nel rientro, non volevo che si preoccupasse.

Era lì che mi aspettava trepidante, guardò nel cestino, si esaltò e disse; ora mi fai la descrizione dettagliata di ogni cattura, lo feci con estremo piacere dilungandomi quanto più possibile sui particolari, Lui partecipò rivivendo attimo per attimo tutta la sequenza, e quando finii mi guardò e mi disse: Giancarlo, sei un predatore con le contro p...... nonostante la tua giovane età, da oggi il tuo soprannome (tutti nella zona dove abitiamo ne avevano uno, io no, forse... perché ancora giovane) sarà “LUPO”, ed io sarò il tuo capo branco.

Negli anni successivi facemmo tutte le uscite che potemmo, nel frattempo presi anch'io la patente, così non dovette più guidare, passammo dei momenti indimenticabili, mi insegnò tantissime cose, e con i suoi preziosi consigli catturavo sempre di più e più grosso.

Un giorno poco prima che il suo male lo mettesse definitivamente a letto, tornò a dire; chiamarti LUPO è poco, tu sei diventato il “LUPO PIU LUPO” di tutti quelli che io abbia mai conosciuto!, e molto seriamente disse; ora il capobranco sei tu..... eccoti il testimone, e mi strinse la mano.

Eravamo nel 1972 ed avevo 20 anni, da allora tutti quelli che mi conoscono profondamente mi chiamano così.

L'INSEGNAMENTO PIU' PREZIOSO CHE MI HA LASCIATO FONDAMENTLMENTE E' QUESTO: LA PESCA CON LA MOSCA NON E' NE PIU' PRESTIGIOSA NE PIU' DIFFICILE DI ALTRE TECNICHE, E' SOLO DIVERSA......,””DIVERSI E SPECIALI”” INVECE SONO TUTTI QUELLI CHE LA COMPRENDONO FINO IN FONDO, TANTO DA CAPIRE CHE..... ESSA TI DA...... QUELLO CHE TU GLI DAI.....SOPRATTUTTO VA AMATA, E COME IN TUTTI I GRANDI AMORI PER ESSERE RICAMBIATI E' NECESSARIO DARE, SENZA NULLA CHIEDERE.

Di li a qualche mese non poté più fare a meno dell'ossigeno, dovetti smettere anche di andarlo a trovare, ogni volta che mi vedeva era talmente contento che si agitava, e ciò gli faceva molto, molto male, non so quante notti non ho dormito pensando a lui.

Poco dopo morì portandosi via per sempre un pezzo di me.

GRAZIE! Peppe detto “U PECIO”, per tutto quello che mi hai dato, soprannome compreso, che porterò sempre “orgogliosamente” come hai fatto con il tuo.

 

E' STATO UNO DEI MIEI MIGLIORI “MAESTRI”, DURO, BURBERO, TAGLIENTE COME UNA LAMA, MA EFFICACE AL TEMPO STESSO, TANTO DA LASCIARMI UN SEGNO INDELEBILE NELL'ANIMA E NELLA MENTE.

 
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